Guida al diabete

AUTOCONTROLLO DEL  DIABETE

 PREMESSA

In condizioni normali la glicemia, cioè il tasso di glucosio nel sangue, è funzione di un delicato equilibrio che impedisce  grosse oscillazioni del valore.

 Esso dipende da

  • introduzione di carboidrati

  • produzione di insulina (pancreas)

  • produzione di glucosio (fegato) e di glucagone  (pancreas)

 Questo sistema di regolazione automatico consente di contenere  le escursioni glicemiche tra 70 mg/dl e 150  mg/dl circa.

In corso di diabete l'organismo non dispone più  di questa autoregolazione per ridotta produzione o attività dell'insulina o  per ritardo nella sua immissione in circolo.

 Inoltre nel soggetto che non ha il diabete, abitualmente  non vi è tendenza alla  comparsa di glucosio e di  corpi ketonici nelle urine (glicosuria e ketonuria rispettivamente).

 CHE COS'E'? COSA CONTROLLARE E PERCHE'?

 Il  termine autocontrollo esprime significati diversi, ma, nel caso specifico della malattia diabetica esso assume il significato di controllo o monitoraggio di quei parametri che il paziente stesso può misurare, senza l'ausilio del laboratorio; ci riferiamo, quindi, al controllo di: Glicemia - Glicosuria - Ketonuria.

Il controllo fatto dal paziente stesso risulterebbe sterile, se non servisse a modificare errori alimentari e comportamentali e la  stessa terapia allo scopo di ottenere i migliori risultati metabolici, atti ad evitare e prevenire le complicanze.

  Ma che cosa intendiamo per "buon controllo metabolico" o   "compenso " del diabete? In termini semplici, si intende che il diabete  è ben "controllato" quando, nel corso della giornata, i valori di  glicemia (il tasso di zucchero nel sangue) sono stabili e vicino a quelli normaliIndicativamente sono "buoni" i valori di glicemia  inferiori a 120 mg/dl (milligrammi per decilitro) a digiuno e prima dei pasti e più bassi di 140-160 mg/dL, 2 ore dopo i pasti.

E' importante, così, controllare la glicemia non solo a digiuno, ma  anche dopo i pasti. Infatti spesso accade che si possa avere una  glicemia quasi normale a digiuno, per cui si ritiene di essere in   buon compenso, ma, assai spesso, controllando il valore due ore  dopo il pasto ci si accorge che esso non è adeguato. Tale situazione   che può predisporre a complicanze di tipo circolatorio, deve essere  necessariamente corretta con un adeguamento della dieta e se  necessario della terapia. Pertanto, se si esegue un controllo  domiciliare delle glicemie giornaliere, esso va sottoposto al medico   curante, perché possa consigliare gli eventuali aggiustamenti.   Diventa, così, quasi indispensabile, soprattutto per coloro che si   curano con l'insulina, essere in grado di controllare la propria  glicemia con il glucometro, sia perché non sempre si può eseguire la glicemia in laboratorio (ad esempio in caso di febbre o di indisposizione), sia ancora, perché in certi orari nessun laboratorio  può effettuare il prelievo (per  esempio dopo cena  o durante la notte).

 

Obiettivi glicemici della terapia intensiva

Glicemia (mg/dl)

 

pre-prandiale

80-120

post-prandiale

120-140

al momento di coricarsi

100-140

HbAlc (%)

6-7 %

Il  controllo della glicosuria (presenza di zucchero nelle urine), un tempo molto in voga, anche perché consentiva di valutare le escursioni della glicemia nel corso della giornata, attraverso la raccolta frazionata delle urine in 3 campioni (dopo colazione-prima di pranzo), (dopo pranzo-prima di cena), (dopo cena- prima di colazione), attualmente non lo è più tanto, in quanto si è scoperto  che esiste una variabilità della soglia renale per il glucosio.

Che cosa significa tutto questo?

In condizioni normali, quando la glicemia supera il valore di 180 mg/dL: soglia renale, il glucosio passa dal sangue nelle urine, perché il rene, che abitualmente riassorbe il glucosio, quando si superano tali valori non è più in grado di farlo e, quindi, l'eccesso di zucchero viene eliminato con le urine. Pertanto quando sia presente una glicosuria vuol dire che il diabete non è ben compensato, ma, non sempre ciò è  vero, per la variabilità della soglia renale, cioè che per il fatto che non tutti cominciano a eliminare zucchero con glicemie superiori a180 mg/ dL,  ma per valori inferiori (come accade in gravidanza) o superiori.

Diverso è il significato della Ketonuria, (eliminazione di corpi betonici con le urine); tali sostanze vengono, infatti, prodotte dall'organismo quando ci si venga a trovare in condizione di aumentata richiesta insulinica, come può verifìcarsi, banalmente, quando vi sia febbre o in corso di un 'infezione o di un trauma (frattura). In tali circostanze la fonte energetica principale è costituita dai grassi ed i chetoni esprimono proprio la utilizzazione di questi ultimi per la impossibilità, da parte dell'organismo, di utilizzare i carboidrati. La Ketonuria, quindi, esprime l'incapacità dell'organismo a fronteggiare, mediante un 'aumentata produzione di insulina, una condizione di stress iperglicemizzante. Si tenga presente, però, che può anche essere espressione di una condizione di digiuno prolungato, con ridotto apporto di carboidrati, o di alterazioni, come vomito e diarrea, che non consentono un adeguato assorbimento di sostanze alimentari. In ogni caso esprime una inadeguatezza della terapia o dell 'apporto di carboidrati.

E' quindi, una condizione di allarme che va comunicata al medico curante o al diabetologo, in quanto, persistendo, può peggiorare ulteriormente, fino alla Ketoacidosi (aumento dell'acidità del sangue)  con grave pericolo per il paziente. Per la determinazione dei ketoni e del glucosio nelle urine estistono in commercio delle strisce reattive, che consentono  contemporaneamente la loro rilevazione nel giro di pochi secondi,   dopo l'immersione nelle urine. Di recente è stato messo in commercio anche un reflettometro che  con due tipi di strisce reattive, determina glicemia e ketonemia (ketoni nel sangue).                               

II controllo da parte del paziente di questi parametri, come dicevamo prima, non avrebbe alcun significato se i valori riscontrati non  fossero diligentemente annotati su di un diario, riportando, anche, la data e l'ora della rilevazione e la condizione di normalità o meno del paziente, in modo da conservare una memoria degli aggiustamenti terapeutici effettuati ovvero, se non si è in grado di farlo da soli, sottoporre lo stesso diario al giudizio del curante.

pagina 1/2 

 pagina successiva »